E’ difficile quantificare l’importanza che Yamato, la serie realizzata da Leiji Matsumoto ed andata in onda a metà degli anni ’70 (nel Sol Levante, noi la vedemmo col nome di Star Blazers agli inizi degli ’80) ha avuto su due, forse tre generazioni di giapponesi. Sicuramente, non è stata una serie animata come tutte le altre: per capirlo basta andarsi a guardare su Youtube i filmati nei quali migliaia di nipponici cantano a squarciagola il main theme, uno dei tanti elementi che hanno caratterizzato in modo indelebile questa esaltante saga spaziale.

A quarant’anni dalla messa in onda dell’originale, anche per la corazzata Yamato è venuto il momento di riprendere il largo con una nuova versione “attualizzata” nella forma e, parzialmente, nei contenuti. Iniziata ad aprile e oramai prossima alla conclusione (l’ultimo episodio verrà trasmesso la prossima settimana) Yamato 2199 ripropone la storia narrata anni fa, impreziosendola con una realizzazione tecnica fuori parametro e con alcuni cambiamenti  che risultano particolarmente felici in un’ottica squisitamente narrativa.

La storia è nota (o dovrebbe esserlo): siamo nell’anno 2199 e l’umanità rischia l’estinzione. La Terra è ridotta ad un deserto inospitale, gli oceani sono scomparsi, molte forme di vita si sono estinte. La causa di questo disastro è la guerra persa contro i Gamilonesi, una razza aliena che ha attaccato il nostro pianeta con meteoriti radioattivi. Un insperato aiuto arriva però dal pianeta Iscandar, la cui regina offre ai terrestri un dispositivo in grado di far tornare il pianeta com’era un tempo. I terrestri concentrano tutte le tecnologie conosciute (tra cui un motore capace di farle compiere balzi nell’iperspazio ed un supercannone dalla potenza distruttiva devastante) nella Yamato, la celebre corazzata giapponese affondata nel 1945, ora trasformata in nave spaziale. L’equipaggio ha un anno di tempo per recarsi ad Iscandar e tornare indietro, prima che la Terra muoia definitivamente, ma i Gamilonesi sono in agguato…

Ossequioso ma non nostalgico, avvincente ma anche riflessivo, Yamato 2199 unisce all’immediatezza delle vecchie serie spaziali di un tempo, lo spessore di una scrittura e di una narrazione moderna. I protagonisti di entrambe le fazioni in lotta sono descritti con dovizia di particolari e l’avventura della corazzata diventa ben presto il pretesto per parlare di amicizia e famiglia, amore e guerra, utopia e speranza. Il bilanciamento tra le spettacolari battaglie e i momenti più introspettivi è pressocchè perfetto e la qualità delle animazioni e degli effetti speciali computerizzati, che si amalgamano alla perfezione con un tratto più tradizionale, rende giustizia alla visione originale di Leiji Matsumoto, autore sempre capace di combinare forma e contenuto.

In un periodo di vacche magre per l’animazione spaziale, Yamato 2199 è un salutare toccasana per il cuore e per gli occhi. Difficile non apprezzare la realizzazione tecnica dell’opera, impossibile non farsi coinvolgere dal viaggio della Yamato e dalle sorti del suo equipaggio. L’ opera verrà presto distribuita in tutto il mondo (con, ahinoi, il titolo di Star Blazers 2199, un recupero quanto mai inopportuno e tutto sommato incomprensibile, visto che per almeno una generazione di spettatori quel brand significa poco o nulla): gli appassionati di anime e fantascienza potranno presto godersi, oggi come quarant’anni fa, un viaggio lungo anni luce…



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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